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DRAUDRAWEGG
Inseguendo un fiume su un monopattino per 370 km

Pubblicato su 'Il Tirreno' (Speciale Estate e cronaca di Prato) del 7/08/2010 
La Draudrawegg , o molto più confidenzialmente, R1 è la pista ciclabile che segue il fiume Drava per circa 370 km . Inizia in Italia da Dobbiaco, nell'Alto Adige, dove le sorgenti son poco più di un timido ruscello senza tante pretese, attraversa ben due länder (Tirolo Orientale e Carinzia) Austriaci fino a spingersi per circa un'ottantina di km in terra slovena, a Maribor una delle città più importanti dopo la capitale Lubiana. Qui, la ciclabile raggiunge il traguardo, mentre il fiume corre per altri 300 km sfociando in sua maestà il Danubio. In poche parole, percorrendo una pista si ha a che fare con ben tre stati, seguendo lo scorrere della Drava che quando placida, quando torbida o minacciosa illustra un'avventura meravigliosa.
Complice il felice esito di un'esperienza recente (la ciclabile del Brenta da Trento a Venezia) un bel po' di ferie da smaltire e un effimero tentativo di fuga dall'afa di questi giorni, la decisione è saltata fuori senza tanti dubbi o perplessità. Dopo aver radunato quattro ‘aggeggi' nello zaino, un paio di amici che mi hanno seguito per i primi due giorni, e un monopattino che non avrebbe creduto in quel che gli si presentava davanti, son partito per Dobbiaco destinazione Maribor.
Il viaggio sul velocipede è durato circa sei giorni, tra dormite arrangiate, polvere e zaino in spalla senza particolari intoppi. Per tornare in patria sono occorsi ben due giorni, con innumerevoli cambi di treni, piani di viaggio e bivacchi alla stazione di turno.
Anche se ben poco pubblicizzata, sicuramente l'R1 è una delle piste ciclabili più affascinanti d'Europa. Il suo percorso si interseca con diverse varianti, quindi, volendo, può diventare un viaggio personalizzabile a seconda di gusti e ginocchia più o meno allenate.
Farla in monopattino è stata un'impresa davvero particolare con un'ottica tutta sua. Seguendo quando l'asfalto, quando lo sterrato, il paesaggio che accompagna la Draudrawegg è a dir poco affascinante. Si passa dai fitti boschi di pini, ai terrazzi adorni di gerani, all'eleganti città Austriache, come Lienz o Villach, ordinate ed austere come un salotto d'altri tempi. Si scivola lungo antiche ferrovie in disuso, interminabili campi di mais, intervallati da quelli di grano, accompagnati dal rumore della Drava e dalle ombre degli spaventapasseri. Si attraversano ponti sospesi, dighe maestose, castelli abbandonati e paesini dove il tempo scorre con ritmi differenti. La strada è ben segnata ed è pressoché impossibile perdersi se non nei propri pensieri. Le fontanelle sono frequenti, sia nel mezzo della selva che nelle prossimità dei centri abitati. Un po' meno quando si entra in terra Slovena dove tutto si fa più selvatico, regalando un tocco differente all'avventura.
Quando ho percorso l'R1, il campionato mondiale di calcio volgeva al suo termine. Mancava solo la finale ma un fatto era chiaro: gli austriaci erano tutti per la Spagna. Entusiasti della sconfitta tedesca la gente s'accaparrava maglie del Barcellona, del Real Madrid, del Valencia insomma qualsiasi cosa avesse a che fare con le furie rosse e potesse essere una scusa per brindare alla faccia dei cugini tedeschi.
Come ogni avventura che si rispetti, il viaggio è stato adornato di personaggi più o meno bizzarri ed anch'io, di certo, ho fatto la mia parte, sfilando lungo tutta la pista, per la prima volta, su un monopattino. D'ognuno mantengo un buon ricordo e in certi casi a malapena trattengo una risata. Indimenticabile il ragazzo sdraiato lungo il fiume, il quale mi offrì una birra tenuta in fresco nelle acque correnti, poi volle per forza mostrami il suo campo da golf, ovvero la cima della collina. Non posso certo tralasciare i vecchietti gentili che giocavano a carte in una casetta di legno a forma di botte. Ricordo anche la benedizione ‘speciale' di una vecchia signora in un borgo sperduto, in una casa piena di bambole di porcellana e giocattoli di legno, affinché corressi più veloce del diavolo. Un viaggio fatto di mille esperienze per le quali anche soltanto una di esse merita la fatica spesa sulla strada. Il problema, come sempre si sa, è il ritorno, ma, se si vuole questo, è il principio di un'altra avventura: quella che deve venire.

David Ceccarelli




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